Il ddl Bilancio mette il lavoro al centro.
Nel testo bollinato emergono tre direttrici forti: sgravi contributivi per chi assume nel Mezzogiorno, incentivi per le madri lavoratrici, e una detassazione record all’1% per i premi di risultato.
Misure diverse, ma con un obiettivo comune: sostenere il reddito e la stabilità occupazionale.
ZES Unica: sconti fino a 24 mesi per chi assume nel Sud
Per le imprese della ZES Unica che abbraccia tutto il Mezzogiorno ed alcune aree del Centro Italia, la manovra prevede un esonero contributivo fino a due anni per le assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato effettuate nel 2026.
Lo sgravio riguarda i datori di lavoro privati (escluso il lavoro domestico) e sarà operativo fino ad esaurimento delle risorse, con monitoraggio INPS e decreto attuativo Lavoro–MEF.
L’obiettivo è spingere la stabilizzazione dell’occupazione giovanile e femminile, rendendo strutturale il sostegno in queste aree speciali.
Madri lavoratrici: 60 euro al mese e super-sgravio per le assunzioni
Sale a 60 euro mensili il bonus per le madri lavoratrici, erogato in un’unica soluzione a dicembre dall’INPS.
L’importo è netto e non imponibile, e non incide sull’ISEE.
Parallelamente, la manovra introduce un esonero totale dei contributi per i datori che assumono madri con almeno tre figli disoccupate da sei mesi:
- fino a 8.000 euro annui,
- per 12 mesi nei contratti a termine, 18 mesi in caso di trasformazione, 24 mesi per le assunzioni stabili.
Un incentivo “mirato e inclusivo”, che il Ministero del Lavoro definisce “una misura per premiare chi favorisce il reinserimento delle donne con carichi familiari elevati”.
Premi di risultato: imposta all’1% e welfare aziendale
La novità più attesa è l’imposta sostitutiva all’1% (anziché 5%) sui premi di produttività fino a 5.000 euro, per lavoratori con reddito fino a 80.000 euro.
Il regime resta quello della legge 208/2015: il premio deve essere previsto da un accordo aziendale o territoriale depositato, legato a obiettivi misurabili di produttività, redditività, efficienza o innovazione.
Gli indicatori più usati spaziano da EBITDA, riduzione assenteismo e qualità del servizio, fino a parametri ESG come risparmio energetico o nuovi modelli organizzativi.
Fondamentale la verificabilità, in quanto ogni accordo deve fissare una baseline, target precisi e la fonte del dato.
Per le PMI senza rappresentanze interne, la contrattazione territoriale è la via più semplice: consente di aderire a schemi standard già depositati e ottenere gli stessi benefici fiscali, riducendo tempi e costi.
Resta inoltre la possibilità di convertire il premio in welfare aziendale: in tal caso la quota è totalmente esente da imposte e contributi.
La manovra non cambia questo meccanismo, che anzi diventa più vantaggioso grazie all’aliquota ridotta sulla parte erogata in denaro.
Un pacchetto di incentivi “mirati”
ZES, bonus madri e premi formano un disegno coerente, con meno bonus a pioggia, più incentivi legati a comportamenti virtuosi per chi assume, produce, rinnova.
Nel pacchetto restano anche la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali e gli sconti su straordinari e lavoro festivo, a completare il quadro “busta paga”.
Il Governo difende la linea: “Abbiamo scelto misure semplici e automatiche”, spiegano dal Ministero del Lavoro.
Le imprese apprezzano l’impostazione ma chiedono certezza attuativa e risorse sufficienti, mentre i sindacati invocano un piano più stabile per donne e giovani.
In conclusione, la manovra non promette miracoli, ma qualche sconto sì — purché si lavori, si produca o si assuma. Si punta a far pagare di meno a chi fa concretamente di più in tema di occupazione.
Se poi la macchina amministrativa non rallenta tutto, la rivoluzione potrebbe perfino funzionare.
Autore: Luigi Romano – Consulente in fiscalità d’impresa e incentivi agli investimenti

