La legge di Bilancio 2026 (LEGGE 30 dicembre 2025, n. 199) interviene in modo mirato sul sistema fiscale, sul lavoro e sugli incentivi alle imprese, combinando misure di sostegno al potere d’acquisto e alla produttività con un rafforzamento dei meccanismi di controllo e tracciabilità. Il disegno complessivo si muove lungo tre direttrici. Una revisione selettiva dell’IRPEF e della tassazione del lavoro dipendente, un riassetto profondo degli incentivi agli investimenti e un rafforzamento della compliance nei rapporti economici tra operatori.

Questa analisi rappresenta una prima rassegna dei principali capitoli di interesse per aziende e cittadini, costruita sui contenuti normativi e sulle ricadute operative più immediate.

IRPEF, taglio mirato sul ceto medio e sterilizzazione per i redditi elevati

Il fulcro della riforma IRPEF è la riduzione dell’aliquota applicata allo scaglione di reddito compreso tra 28.000 e 50.000 euro, che scende dal 35% al 33%. Il beneficio cresce lungo lo scaglione e può arrivare a circa 440 euro annui per i redditi prossimi alla soglia massima. Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro il vantaggio viene tuttavia neutralizzato attraverso un meccanismo di riduzione delle detrazioni al 19%, con esclusione delle spese sanitarie, così da concentrare l’effetto sulle fasce di reddito intermedie.

Lavoro dipendente, incentivi su premi, aumenti e componenti variabili

Sul fronte del lavoro dipendente la manovra rafforza in modo significativo la leva fiscale. Per il biennio 2026–2027 il regime agevolato dei premi di risultato viene potenziato con un’imposta sostitutiva ridotta all’1% e con l’innalzamento del limite annuo agevolabile a 5.000 euro. La misura rende particolarmente conveniente la retribuzione variabile legata a incrementi di produttività, redditività ed efficienza organizzativa, fermo restando il rispetto dei requisiti ordinari di contrattazione e misurabilità degli obiettivi.

Accanto ai premi di risultato, la legge introduce ulteriori regimi sostitutivi. Gli incrementi retributivi riconosciuti in attuazione di contratti collettivi sottoscritti nel periodo 2024–2026 possono beneficiare nel 2026 di un’imposta sostitutiva del 5%, entro i limiti previsti. Per straordinari, lavoro notturno e festivo è inoltre prevista una tassazione agevolata al 15% entro un tetto massimo di imponibile, con l’obiettivo di rendere più conveniente l’aumento del netto in busta paga senza amplificare gli effetti della progressività ordinaria.

Welfare aziendale, più spazio per i buoni pasto elettronici

Sempre in chiave di sostegno al potere d’acquisto, dal 1° gennaio 2026 la soglia di non imponibilità dei buoni pasto elettronici sale a 10 euro giornalieri, mentre resta invariata quella dei ticket cartacei. Non si tratta di un automatismo che obbliga le imprese ad aumentare il valore facciale dei buoni, ma di un ampliamento dello spazio fiscale utilizzabile nelle politiche di welfare aziendale.

Affitti brevi, si abbassa la soglia di imprenditorialità

In materia di locazioni brevi la manovra non modifica le aliquote, ma incide in modo sostanziale sulla qualificazione dell’attività. Dal periodo d’imposta 2026 l’attività si presume svolta in forma imprenditoriale quando la destinazione alla locazione breve riguarda più di due appartamenti. In pratica, dal terzo immobile in poi scattano gli obblighi tipici del reddito d’impresa, con apertura della partita IVA e applicazione delle regole ordinarie, segnando un netto cambio di paradigma rispetto al passato.

Rottamazione quinquies, piani di rientro lunghi con tasso ridotto

Sul fronte della riscossione viene introdotta una nuova definizione agevolata per i carichi affidati all’agente della riscossione dal 2000 al 2023. Il pagamento potrà avvenire in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026 oppure tramite un piano fino a 54 rate bimestrali. Il tasso di dilazione è fissato al 3% annuo, con interessi che maturano dal 1° agosto 2026. La misura amplia l’orizzonte temporale di rientro, ma richiede una gestione rigorosa delle scadenze per evitare la decadenza dai benefici.

Ritenuta sulle transazioni B2B, avvio graduale dal 2028

Tra le novità più rilevanti sul piano operativo si colloca l’introduzione di una ritenuta sui corrispettivi relativi a cessioni di beni e prestazioni di servizi tra soggetti che esercitano attività d’impresa. La decorrenza è differita e strutturata in modo progressivo. La ritenuta si applicherà ai pagamenti effettuati dal 1° gennaio 2028, con aliquota dello 0,5% per il solo 2028 e dell’1% a regime dal 2029. L’avvio graduale consentirà agli operatori di adeguare processi e flussi amministrativi, in attesa dei necessari chiarimenti attuativi.

Incentivi alle imprese, il nuovo baricentro è l’iperammortamento

Il fulcro degli incentivi agli investimenti è rappresentato dal nuovo iperammortamento, destinato a sostituire, per la generalità delle imprese, i precedenti schemi di agevolazione legati a Industria 4.0 e Transizione 5.0. L’agevolazione si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

La maggiorazione del costo, rilevante ai fini delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing, è articolata su tre scaglioni. Il 180% fino a 2,5 milioni di euro, il 100% oltre tale soglia e fino a 10 milioni e il 50% oltre 10 e fino a 20 milioni. Il perimetro dei beni agevolabili è ancorato a specifici elenchi allegati alla legge e comprende beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione digitale delle imprese, con requisiti di interconnessione, oltre a investimenti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo.

L’accesso all’agevolazione è costruito su un percorso procedurale strutturato, con comunicazioni e certificazioni da trasmettere tramite piattaforme dedicate, e su regole di cumulo che impongono di evitare sovrapposizioni di aiuti sul medesimo costo agevolato. Particolare attenzione è richiesta anche nella gestione dei casi di cessione del bene o delocalizzazione, per i quali la legge consente di proseguire nella fruizione solo in presenza di un investimento sostitutivo con caratteristiche analoghe.

Altri incentivi, Sabatini, design e misure settoriali

Accanto all’iperammortamento, la manovra rifinanzia la Nuova Sabatini, rafforzando le risorse destinate al sostegno degli investimenti delle PMI. Viene inoltre prorogato e potenziato il credito d’imposta per design e ideazione estetica, con aliquota innalzata al 10% e un massimale annuo per beneficiario pari a 2 milioni di euro.

Sono previste anche misure mirate per specifici comparti, tra cui un credito per le imprese energivore legato a investimenti effettuati nel 2025 e fruibile in compensazione nel 2026, e un credito dedicato ad agricoltura, pesca e acquacoltura, con aliquota del 40% entro limiti prefissati e regole stringenti di compatibilità.

ZES Unica 2025, integrazione delle percentuali nel 2026

Un capitolo particolarmente rilevante riguarda il credito d’imposta ZES Unica 2025. Dopo la determinazione di una percentuale ridotta, dovuta alla redistribuzione delle risorse stanziate (rivelatesi insufficienti) in favore delle imprese che hanno rendicontato gli investimenti effettuati entro il 15 novembre 2025, la legge introduce un meccanismo di integrazione che riconosce nel 2026 un ulteriore credito del 14,6189%, a fronte della percentuale già fissata al 60,3811%, per le imprese che hanno presentato la comunicazione integrativa nella finestra compresa tra il 18 novembre e il 2 dicembre 2025. L’ulteriore quota sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione nel 2026 e richiede una specifica comunicazione telematica da presentare nella primavera 2026.

ZES Unica, proroga pluriennale fino al 2028

Accanto alla misura di integrazione del credito ZES Unica 2025, la legge di Bilancio proroga il regime agevolativo anche per gli anni successivi. Il credito d’imposta ZES Unica viene infatti esteso agli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028, configurando un nuovo ciclo di agevolazioni destinato alle imprese che investono nelle aree ricomprese nella ZES Unica.

La proroga non si limita a replicare il modello del 2025, ma introduce una struttura fondata su comunicazioni preventive e consuntive, con finestre temporali annuali e con la necessità di trasmettere una comunicazione integrativa a chiusura dell’investimento per evitare la decadenza dal beneficio. L’impianto richiama la logica già sperimentata, ma si inserisce in un contesto più selettivo, anche alla luce delle risorse disponibili e delle regole di coordinamento con gli altri incentivi agli investimenti.

Nel complesso, la Manovra 2026 ridisegna il perimetro degli incentivi e degli obblighi per imprese e cittadini, alternando misure di sostegno mirato a un rafforzamento dei presìdi di compliance. Questa analisi rappresenta una prima rassegna dei maggiori capitoli di interesse. Nelle prossime settimane forniremo ulteriori approfondimenti e focus mirati su specifici temi di particolare rilevanza, con chiarimenti, casi pratici ed esempi applicativi, per accompagnare aziende e cittadini nelle valutazioni operative e nelle decisioni di pianificazione.

Autore: Luigi Romano – Consulente in fiscalità d’impresa e incentivi agli investimenti