Il 26 settembre 2025 la Cabina di regia ha approvato la proposta di revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Si tratta di un passaggio necessario, non solo tecnico ma anche politico, per garantire all’Italia il pieno utilizzo delle risorse europee entro la scadenza del 2026.
Infatti, la Commissione europea, con la comunicazione NextGenerationEU – The road to 2026, ha imposto una ricognizione ai Paesi membri, stabilendo che solo le misure realizzabili entro agosto 2026 possono restare nei PNRR. Tutto il resto va rimodulato o sostituito.
Per l’Italia, che dispone del piano più ampio e complesso d’Europa (194,4 miliardi di euro), la sfida è duplice, garantire l’assorbimento delle risorse e, al contempo, concentrare gli interventi su leve realmente capaci di incidere sulla competitività del sistema economico.
Ad oggi il nostro Paese ha centrato 334 obiettivi e traguardi su 614 (54,4%), ottenendo circa 140 miliardi di euro già erogati, pari al 72% del totale. L’Italia si conferma così “front runner” in Europa, superando ampiamente la media UE. Tuttavia, alcune misure presentano ritardi strutturali o ostacoli burocratici che rendono improbabile il completamento nei tempi.
Il cuore della revisione è la riallocazione di 14,15 miliardi di euro (14.150 milioni), pari al 7,3% della dotazione complessiva. Non si tratta dunque di risorse aggiuntive, ma di un vero e proprio “riposizionamento strategico” del Piano.
Le misure più fragili vengono ridimensionate, liberando fondi che sono reindirizzati verso strumenti ad alta capacità di assorbimento e impatto.
Le nuove priorità sono chiaramente orientate a:
- Imprese e innovazione: rafforzamento di Transizione 4.0, IPCEI (progetti europei strategici), Net Zero e accordi di innovazione.
- Agricoltura e agroalimentare: nuovi contratti di filiera e un fondo “agrisolare” per la transizione verde.
- Infrastrutture: potenziamento delle reti idriche, digitalizzazione (1 Giga), housing universitario, porti verdi e trasporto pubblico a zero emissioni.
- Dimensione sociale: incremento del servizio civile universale e sostegno agli studentati a prezzi calmierati.
Una novità di rilievo è l’introduzione del credito d’imposta per il Mezzogiorno e la ZES unica. Lo strumento, già sperimentato con successo negli anni scorsi, viene rilanciato in chiave PNRR come leva per stimolare investimenti produttivi nelle regioni meridionali.
Due le direttrici operative:
- credito d’imposta per beni strumentali nuovi nelle regioni del Sud;
- credito d’imposta per investimenti localizzati nella ZES unica.
La misura, semplice e immediata, gode di un alto grado di conoscibilità da parte delle imprese e garantisce complementarità con i fondi di coesione 2021-2027. Accanto a ciò, proseguono gli investimenti infrastrutturali nelle aree ZES, affidati a RFI, per potenziare la logistica e l’accessibilità.
La revisione del PNRR non riduce la dotazione complessiva di 194,4 miliardi, ma ne riallinea la distribuzione. Si tratta di una manovra che, se approvata, tenderà a concentrare meglio le risorse su progetti concreti, capaci di rispettare il cronoprogramma e produrre risultati tangibili, piuttosto che disperderle in misure irrealizzabili.
Il calendario è serrato:
- 30 settembre – 1° ottobre: discussione in Parlamento;
- 8 ottobre: invio formale della proposta a Bruxelles;
- 23 ottobre: valutazione preliminare della Commissione europea;
- 13 novembre: approvazione definitiva in sede ECOFIN.
Dopo anni di critiche sulla capacità di spesa, si punta con forza verso una gestione pragmatica del PNRR, privilegiando strumenti snelli e consolidati. La scelta di puntare anche sul credito d’imposta per il Sud e la ZES unica, insieme a interventi infrastrutturali mirati, rappresenta un chiaro segnale, poiché la coesione territoriale e il rilancio del Mezzogiorno sono considerati fattori centrali per la crescita complessiva del Paese.
Autore: Luigi Romano – Consulente in fiscalità d’impresa e incentivi agli investimenti

